ESN

Yammer. Prime impressioni, primi problemi….

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Abbiamo appena implementato una comunità Yammer in Azienda. Yammer è un ESN, ovvero un Enterprise Social Network, molto simile a Facebook. Condivisione di link, frasi personali, possibilità di commentare quel che viene scritto dagli altri, messaggi privati, possibilità di ricordare un evento: tutto questo però, tra un numero limitato di partecipanti alla rete sociale, come ad esempio colleghi di lavoro o soggetti che fanno parte di uno specifico progetto.

La prima impressione è molto positiva. Il sistema è facile e intuitivo ed è veramente come usare un Facebook “dedicato”. Peccato che le App per iPad e per Microsoft Windows non siano un granchè, ma l’interfaccia web è ben fatta e può bastare.

La piattaforma, offerta nell’ormai consueta modalita freemium, offre un profilo premium a 60 dollari/anno/utente con tutta una serie di funzionalità aggiuntive tra cui una console amministrativa e l’integrazione con Microsoft Sharepoint.

In pochi minuti di utilizzo sono venute tante di quelle idee su come utilizzare il sistema, che mi sono dovuto prendere una pausa di riflessione, perchè altrimenti avrei fatto dei guai. Che è la tipica reazione di fronte alle potenzialità dei Social Network, così ricchi di potenzialità e così complicati da introdurre in azienda.

Da una parte è una questione tecnica, legata a come integrare una piattaforma con un’altra. E mi riferisco all’interconnessione di Yammer con il portale aziendale (soprattutto per quanto riguarda i documenti e il provisioning), ma anche alla integrazione tra le due piattaforme, una in cloud pubblica, l’altra privata.

Dall’altra parte, la questione vera è a chi fare usare la piattaforma e perché. Stiamo parlando di vero e proprio “digital divide”, che qui sta a significare che Yammer appare come strumento utile, facile e funzionale, solo a chi è abituato all’interazione “pop” tipica dei modelli collaborativi.

Per gli altri, quelli abituati ai modelli “push” di fax, mail e liste di distribuzione con tanto di “bollo e ceralacca”, Yammer apparirà senz’altro come un oggetto non solo astruso e poco intuitivo, ma del tutto inutile.

Alla domanda “cosa fa in più rispetto alla mail” la risposta potrebbe oscillare tra “effettivamente, niente” e il Gucciniano “è difficile capire, se non hai capito già”. In ogni caso, il rischio è scontentare tutti.

Per evitare uno sviluppo disomogeneo o, peggio, a macchia di leopardo, ci vorrà pazienza e molta attenzione.

Bisognerà prima di tutto risolvere i problemi di interconnettività, ottenendo una piattaforma funzionale e ben strutturata. Poi si dovrà lavorare con calma e cautela per diffondere il sistema, persona dopo persona, opportunità dopo opportunità. E vedere quello che ne esce fuori.

Non c’è dubbio però che di questi temi se ne dovrà parlare in azienda. E anche alla svelta.

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