Persone

L’ingegnere, il Lego e il padre di famiglia

Scala Richter
Da 4.0 a 4.9, terremoto moderato. Oscillazioni evidenti per gli oggetti interni; i danni strutturali agli edifici sono rari.
Da 5.0 a 5.9, terremoto forte. Può causare gravi danni strutturali agli edifici costruiti male in zone circoscritte. Danni minori agli edifici costruiti con moderni criteri antisismici.
Da 6.0 a 6.9, terremoto molto forte. Può avere un raggio di azione di 160 chilometri dove può essere distruttivo se la zona è densamente popolata.
Da Wikipedia.org.

Il 29 maggio 2012 l’Emilia era lontana. Alle 9 del mattino ero a Roma e stavo entrando al Ministero delle Infrastrutture per un convegno.

All’improvviso, squilla il telefono, è mia moglie che mi riporta alla realtà. Ecco, per me il convegno non è nemmeno iniziato. O meglio ero presente, ma la testa era proprio da un’altra parte. Tra internet, Twitter, sms e telefono era un continuo ricercare informazioni. E adesso continuano i timori. E ADESSO COME FACCIAMO? NON VIVIAMO PIU’?
Bisogna andare avanti convivendo con i timori cercando però di capire quanto avvenuto.
Tipo, ma l’Emilia Romagna non era a zero rischio sismico ? Ecco, partiamo da qui, dalla classificazione sismica del territorio.

Una classificazione che esprime in sostanza il grado di rischio sismico del territorio italiano. Classificazione che si basa sui dati storici dei sismi e sugli studi specifici di “microzonizzazione” fatti dalle Regioni. La prima classificazione è del 1984 e in questa la zona colpita dal terremoto era “non classificata” a rischio sismico. Come dire “qua i terremoti non possono avvenire”.

Questa classificazione è rimasta valida fino al 2003, quando successivamente alla tragedia di S. Giuliano di Puglia, fu rispolverata una revisione della classificazione del 1998 rimasta fino a quel momento nel cassetto.
Dal 2003 la zona colpita oggi dal sisma è stata classificata come “Zona 3” in una classifica da 4 a 1 con 1 grado massimo. Come dire “qua i terremoti non possono avvenire, ma anche sì”.
Quindi, fino al 2003 si è costruito senza seguire le normative valide per le zone sismiche. Abbiamo quindi un patrimonio edilizio sconfinato, progettato e costruito per “resistere solo ad azioni verticali”, che qui vuol dire che il fabbricato deve stare in piedi. E basta.

Dal 2003 in avanti, con fatica e a passi lenti, si è iniziato ad utilizzare la normativa sismica vigente fissata nel 2008 dal DM 14/1/08 “Norme Tecniche per le Costruzioni”.

E quindi, i fabbricati che a termini di legge sono tenuti a reggere scosse come quelle di maggio, sono solo quelli costruiti dal 2008 a oggi (contando il periodo di “tolleranza” 2003-2008). Cioè pochi, quasi niente.
Pensiamo ai capannoni in cemento armato prefabbricati. Un capannone è una specie di scatola dei Lego. Ci sono tanti pezzi (travi, pilastri, solai, pannelli di tamponamento) costruiti in officina e montati in cantiere.
Il principio chiave da seguire nella progettazione e nel montaggio dei vari “pezzi” è quello di creare una scatola “monolitica”. E per riuscire nell’intento bisogna lavorare sui collegamenti tra i vari pezzi. I collegamenti sono i punti deboli del capannone prefabbricato in cemento armato.

Per esempio pensiamo a una trave che si appoggia su un pilastro. La vecchia normativa per le zone non sismiche, prevedeva delle lunghezze di appoggio in funzione della lunghezza della trave, ignorando però l’eventualità di un sisma che potesse far “saltare” la trave e far cadere tutto giù. Come Lego, appunto.
Le nuove leggi prevedono invece la creazione di appoggi che garantiscano la solidità del nodo e il trasferimento delle azioni nella trave e nel pilastro. Eventualmente se è necessario garantire lo scorrimento della trave sotto sisma, è possibile creare delle “slitte” sul secondo appoggio. Semplificando, i movimenti indotti dal sisma devono poter essere assorbiti dai collegamenti.

Tante volte i pilastri dei capannoni sono fondati su plinti a “bicchiere”, una sorta di “vaso” in cui vengono infilati i pilastri. Ancora una volta per garantire la monoliticità dell’intera struttura è necessario collegare tra loro con travi i vari plinti.

Quindi, in sostanza e anche se è triste ammetterlo, un capannone costruito prima del 2005/2008 può venire giù a causa di un terremoto, anche se tutto è stato fatto secondo le Leggi.
Le Leggi degli Uomini, intendo. Poi però c’è la Legge di Dio o se preferite la Legge del Padre di Famiglia, che è quella che dovrebbe imporre il massimo dello scrupolo e della sicurezza nella progettazione e costruzione.
Ed è pur vero che anche non seguendo normative sismiche specifiche ma progettando e costruendo bene e con cura (da “padre di famiglia”, appunto), si potrebbero ottenere edifici in grado di resistere al terremoto o comunque di tenere duro qualche secondo in più, per dare tempo alle persone di mettersi in salvo.

Non sta a me giudicare se i crolli siano stati causati da errata progettazione o costruzione ma quello che dobbiamo imparare da questo triste maggio, lo dico chiaramente, è che dobbiamo riconoscere gli errori che sono stati compiuti e porvi rimedio, a partire dalla fase realizzativa del cantiere, dove particolari costruttivi mal studiati e mal realizzati creano innumerevoli problemi. E poi dobbiamo essere innovativi e ottenendo il massimo della sicurezza al costo minimo, sfruttando le tecnologie più avanzate. E dobbiamo essere attenti, scrupolosi, pignoli e professionali, ponendo l’asticella alta, che non si sa mai.
Di certo ci dovrà essere un cambio di passo e di mentalità per poter rimediare alle incongruenze del passato e poter progettare un futuro sereno.

Da una parte sarà necessario “recuperare” l’enorme patrimonio di costruito prima del 2008, attraverso Leggi specifiche, incentivi e facilitazioni. Perché tra un mese, quando tutto questo dolore sarà dimenticato, nessuno vorrà spendere dei soldi per un terremoto che forse non arriverà più. Ci vogliono Leggi e controlli.

Dall’altra parte, dovremo tutti rimetterci in discussione. Chi si occupa di sicurezza, chi costruisce, chi progetta, chi abita, chi vive.

E io come Ingegnere la sento questa responsabilità, perché quelle case, quegli impianti, quei ponti e quelle strade devono essere sicuri. E sarebbe bello che lo fossero anche più delle Leggi e della Sfortuna.
Perché per noi non dovrebbe esistere fatalità. Non dovrebbe esistere il caso.

E quando da piccolo giocavo con il Lego, mi arrabbiavo, se le mie costruzioni cadevano giù.

Discussione

8 pensieri su “L’ingegnere, il Lego e il padre di famiglia

  1. Gia’.
    Ripensare tutto con un maggiore livello di attenzione per la sicurezza. Ma proprio tutto.

    Pubblicato da poa | 05/06/2012, 20:28
    • Caro POA noi siamo responsabili della vita delle persone.
      Abbiamo anche la responsabilità di divulgare concetti corretti e chiari sul rischio sismico.
      Le persone devono conoscere lo stato dei loro edifici.
      Ciao!

      Pubblicato da Ingtorri | 06/06/2012, 17:42
  2. vivo a 95 km dalla mia città ma le infomrazioni per me erano essenziali , so che il vostro lavoro è pieno di respinsabilità ma per chi non era qui a Modena la chiarezza era l’essenzalita del l’udito e della mente ….twitter facebook e tutto il resto hanno creato tanta tensione e tanto panico mediatico ,,,,perchè internet t funzionava e le linee no …. grazie a voi per il Vostro operato

    Pubblicato da semplicementececi | 21/06/2012, 10:38
  3. L’ha ribloggato su Controllo tecnico nelle costruzionie ha commentato:

    A proposito di terremoto, un vecchio pezzo che ho scritto dopo il sisma emiliano del 2012. Purtroppo sempre attuale.

    Pubblicato da Marco Torricelli | 12/11/2016, 08:26
  4. L’ha ribloggato su Dario Zanute ha commentato:
    L’ingegnere, il Lego ed il padre di famiglia. Pensieri (buoni) su terremoto, ingegneria e sicurezza…

    Pubblicato da Dario Zanut | 12/11/2016, 15:07
  5. Per risolvere adeguatamente il problema della risposta sismica di una struttura muraria occorre che le forze verticali e quelle orizzontali che nascono con i sismi siano opportunamente considerate nelle loro entità, intensità e verso nel rispetto del principio di sovrapposizione degli effetti. Cosa ovviamente non facile.

    Pubblicato da Antonio | 13/11/2016, 18:43

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  1. Pingback: L’ingegnere, il Lego e il padre di famiglia « La freccia di Fania - 04/09/2012

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